Le alghe sono essenziali per il nostro pianeta: producono oltre la metà dell’ossigeno che respiriamo, sono alla base della rete trofica e rappresentano una risorsa chiave per un’alimentazione sostenibile. Tuttavia, l’innalzamento delle temperature marine e l’eccesso di nutrienti in acqua creano condizioni ideali per lo sviluppo delle Harmful Algal Blooms (HABs), o fioriture algali nocive. Questi fenomeni non sono un problema lontano, ma una realtà che ci tocca da vicino e che studiamo nel Laboratorio di Botanica Marina dell’UNIVPM. Il monitoraggio pluriennale del sito del Passetto (Ancona) ha evidenziato come l’incremento della temperatura influenzi in diversi modi la fioritura di Ostreopsis cf. ovata. Questa microalga produce tossine che mettono a rischio l’uomo, l’ecosistema e l’acquacoltura. Oggi coltiviamo macroalghe e microalghe a scopo alimentare; tuttavia, se l’ambiente viene contaminato da specie tossiche, l’intero raccolto rischia di diventare inutilizzabile. Lo stesso accade con i molluschi e i pesci, che accumulano tossine, rendendo potenzialmente insicuri i prodotti destinati alle nostre tavole. La risposta a questa sfida non è l’abbandono del consumo di prodotti ittici, ma un approccio basato sulla prevenzione. Questo si traduce nell’uso di sensori digitali per monitorare costantemente temperatura e clorofilla, campionamenti frequenti e l’analisi del DNA ambientale a cui si aggiungono l’analisi diretta delle tossine, sia nell’acqua che nel prodotto finito. Più innovativo è l’impiego di sofisticati algoritmi predittivi, capaci di incrociare dati meteo e correnti per prevedere l’arrivo delle fioriture e allertare i produttori con giorni di anticipo.