JAMIN UNDERWATERWINES

Intervista a Emanuele KottakhsCEO di Jamin UnderWaterWines

Come è nata l’idea della vostra startup? Da dove nasce l’idea: da una ricerca scientifica, un bisogno del mercato, o altro? 

Jamin UnderWaterWines nasce da un’intuizione affascinante ma concreta: usare il mare come alleato enologico per affinare il vino. L’obiettivo era trasformare una pratica affascinante ma spesso improvvisata – l’affinamento subacqueo – in un metodo scientifico, sicuro e replicabile. Abbiamo colto una domanda reale del mercato: “Esiste un metodo oggettivo per affinare il vino sott’acqua?”. La risposta è diventata un sistema tecnologico completo, sviluppato in collaborazione con i dipartimenti universitari DISTAV (Genova) e DAGRI (Firenze), e oggi protetto da brevetti registrati. Jamin UnderWaterWines è così passata dal folclore al rigore scientifico, diventando la prima piattaforma approvata per l’uso del mare in enologia.

Qual è la vostra missione e che problema volete risolvere? In che modo il vostro prodotto contribuisce alla sostenibilità ambientale? 

La nostra missione è trasformare il mare da elemento narrativo a tecnologia abilitante, offrendo ai produttori uno strumento enologico innovativo per valorizzare i propri vini. Abbiamo risolto diversi problemi: 

  • Per le cantine: assenza di una metodologia oggettiva per l’affinamento subacqueo;
  • Per i consumatori: mancanza di trasparenza in un segmento spesso guidato da storytelling non verificabile.

Il nostro sistema riduce il fabbisogno energetico dell’affinamento sfruttando le condizioni naturali del fondale (buio, pressione, temperatura costante). La Smart Cage 2.0, costruita con materiali durevoli e tracciabili, supporta processi di bioremediation e riforestazione bentonica, generando un impatto positivo e misurabile sugli ecosistemi marini.

In che modo il vostro prodotto/servizio si differenzia da quello dei concorrenti? 

Siamo gli unici a non immergere semplicemente bottiglie, ma a fornire una tecnologia oggettiva e brevettata; non produrre vino, ma offrire un metodo abilitante per le cantine, con UnderWaterWines® approved.
Le nostre differenze chiave sono il metodo brevettato con protocollo operativo in 24 fasi; Smart Cage 2.0 con RFID, sensori ambientali e materiali sostenibili; collaborazioni scientifiche continuative (DISTAV, DAGRI); oltre 400 referenze studiate; riconoscimento come standard di riferimento per l’affinamento subacqueo; tecnologia Block-Chain proprietaria.

Quali tecnologie utilizzate? Avete brevetti, algoritmi proprietari o IP unici? 

Sì, abbiamo un brevetto registrato per modello di utilità (Metodo di affinamento subacqueo), uno per lo Smart Cage 2.0: contenitore ingegnerizzato, sicuro, tracciabile e sostenibile (Brevettata nel 2025); oltre che il protocollo Jamin® in 24 fasi, dalla selezione del vino al rilascio della certificazione e la piattaforma digitale proprietaria per monitoraggio in tempo reale e tracciabilità totale (Block.Chain).

Come tenete il passo con i cambiamenti tecnologici?Attraverso un modello di open innovation attivo, basato su: collaborazioni con università e centri di ricerca; partecipazione a progetti europei (es. Interreg, Open Circular); reinvestimento sistematico (fino al 30% dei margini) in R&D, oggi siamo arrivati a 1.2 mln investiti proprio nella ricerca; coinvolgimento diretto della community tramite equity crowdfunding per una crescita partecipata e scalabile, e coinvolgimenti dei soci, ad oggi 385, in continui corsi di aggiornamenti, Jamin Academy, per diventare per primi loro gli ambasciatori del sistema.

Quanto conta l’AI nel vostro progetto (se applicabile)?

Ad oggi non utilizziamo l’AI, ma l’idea potrebbe essere quella di sviluppare modelli predittivi basati sull’ intelligenza artificiale per correlare i dati ambientali con l’evoluzione organolettica del vino e per personalizzare il processo di affinamento per vitigno, territorio e destinazione. Per il momento stiamo ancora recuperando informazioni utili da poter unire e diventare sempre più specializzati e specifici creando processi differenti per ogni singola etichetta in base al vitigno, alla vinificazione, al contenitore, chiusura. L’obiettivo è aumentare precisione, qualità e scalabilità del metodo Jamin, per questo l’intelligenza artificiale potrebbe essere molto utile. 

In che modo innovate nel vostro settore? 

Abbiamo introdotto un nuovo paradigma enologico: dal mare come curiosità, al mare come tecnologia abilitante. Abbiamo contribuito a creare il primo protocollo enologico subacqueo brevettato; alle prime pubblicazioni scientifiche sul tema; a creare la prima rete italiana di impianti subacquei a modello Jamin; a creare la prima Smart Cage sostenibile e tracciabile; a collaborare alla realizzazione del primo congresso internazionale dedicato al vino subacqueo (UWWIC 2023). 

A che mercato vi rivolgete e come lo avete validato?

 Il nostro mercato primario sono le cantine produttrici medio-alte, distillatori, ecc. che vogliono distinguersi con un prodotto premium, tracciabile e sostenibile. 

Ci rivolgiamo anche a operatori, operatori turistici/luxury hospitality; consumatori in cerca di esperienze autentiche.

Il mercato è assolutamente validato. Infatti, oltre 90% dei vini subacquei sul mercato seguono il nostro protocollo e abbiamo un tasso di fidelizzazione superiore al 60%.

Più di 385 tra produttori, enologi, esperti del settore ed appassionati hanno deciso di investire nel nostro progetto. 

Come reagisce il mercato al vostro prodotto/servizio finora? 

La risposta è estremamente positiva.

Che tipo di clienti/partner state cercando per scalare? 

Ci piacerebbe incrementate ulteriormente il numero dei nostri clienti coinvolgendo cantine attente a qualità e innovazione; distributori internazionali orientati a ESG e storytelling esperienziale; partner marittimi e istituzionali per ampliare la rete subacquea; università e cluster tecnologici per accelerare l’evoluzione del metodo.

In che modo comunicate il valore sostenibile del vostro prodotto al pubblico? 

Utilizziamo una strategia multicanale. Utilizziamo la comunicazione tecnica come pubblicazioni scientifiche, media di settore; il coinvolgimento attivo, un esempio è la “Jamin Academy” per formare clienti e soci come ambassador; l’esperienzialità grazie a video storytelling, eventi, experience e formazione sul campo; la partecipazione a fiere ed eventi del settore; le candidature a bandi. 

Avete ricevuto supporto da incubatori, enti pubblici o fondi per l’innovazione green? 

Sì, abbiamo ricevuto. Abbiamo ottenuto contributi regionali e nazionali per innovazione e sostenibilità; partecipato ad Interreg Italia Francia Marittimo Open Circular per l’economia blu e circolare. In questi anni per lo sviluppo delle nostre tecnologie ci siamo avvalsi del supporto di università e centri di ricerca.  

Cosa direste a chi pensa che “sostenibile” sia sinonimo di “non redditizio”? 

È un falso mito. Il nostro modello dimostra che la sostenibilità riduce i costi operativi (es. energia per affinamento), aumenta la marginalità del prodotto, apre nuovi canali distributivi e mercati ESG-oriented, rafforza il coinvolgimento tra produttori e clienti.
In sintesi diremo che per noi sostenibile = intelligente + profittevole.

Quali saranno i vostri prossimi passi? 

Nel prossimo futuro vogliamo espandere la rete subacquea transfrontaliera Italia-Francia; effettuare il lancio industriale della Smart Cage 2.0 con IoT; continuare lo sviluppo della carta dedicata agli UnderWaterWines® per le referenze certificate; consolidare R&D su nuove matrici (UWW Cork); depositare nuovi brevetti per digital twin e AI applicata; realizzare una nuova edizione dell’UWWIC, congresso internazionale sul vino subacqueo.

17 OTTOBRE 2025 ORE 18.00